Terrazza a Mare

Panetteria & Cocktail Bar
Trieste, Italia
2021

progetto di gara – 1° classificato
realizzato

foto di Metroarea + Camilla Bach

 

Trieste vive una contraddizione singolare: è una città aperta sul mare come poche altre, eppure offre pochissimi luoghi d’incontro che vi siano davvero affacciati. Uno di questi era la Terrazza a Mare di Barcola, in Viale Miramare 72: un piccolo edificio del 1971, l’unico costruito sull’acqua lungo tutto il lungomare, devastato da un incendio nel 2008 e rimasto per quasi dieci anni in rovina, trasformato da punto di ritrovo in simbolo di un’occasione mancata. Quando la concessione è stata rimessa in gara, le proposte arrivate sono state una quarantina: il progetto di Metroarea si è classificato primo, e ha vinto per un’idea semplice.

Il lungomare di Barcola è la “spiaggia dei triestini”: una lunga striscia pavimentata tra la strada e il mare, con le discese a mare, i “Topolini” e una vita che va ben oltre l’estate, tra balneazione, passeggiata, corsa e pesca, comprese le belle giornate d’inverno. È la porzione più estesa di città in rapporto diretto con l’acqua, lungo l’asse ciclopedonale che porta verso Miramare. Restituire a questo luogo il suo unico edificio sul mare è stato il punto di partenza del progetto.

Una panetteria costruita sul mare: solo a Trieste è possibile.

Il progetto di gara immaginava un luogo da vivere tutto l’anno, aperto a eventi, feste e spettacoli. La realtà ha aggiunto qualcosa di inatteso: il gestore arrivato, il Pane Quotidiano, oltre al bar e al ristorante ha portato sull’acqua anche il forno, e la Terrazza è diventata il posto dove i triestini comprano il pane con il golfo davanti. Si entra direttamente dalla passeggiata, attraverso una bussola vetrata, nella sala con il banco del pane, il bar e l’area ristorante, che si apre sulle terrazze verso il mare. Perché l’accesso all’acqua resti libero e gratuito come è sempre stato, i servizi alla balneazione sono stati collocati al livello del mare.

Il programma funzionale si organizza per livelli, distinti ma in stretta relazione tra loro. Al livello della strada la sala, con bar e ristorazione; sulla copertura il belvedere, con bar, solarium e lo spazio per eventi e feste; al livello del mare le terrazze, per il bar, il solarium, la balneazione e gli eventi, insieme ai servizi alla balneazione (docce, spogliatoi, WC) e alla cucina con magazzino, spogliatoi e servizi per il personale. Collegamenti verticali protetti tengono insieme i tre livelli.

Il vecchio locale era fatto di due parti che non si parlavano: una sala al livello della strada e una pedana al livello del mare, divise da un muro. Per passare dall’una all’altra bisognava uscire sul lato strada e fare il giro dall’esterno, con enormi difficoltà gestionali e nessun rapporto tra chi era dentro e chi era sull’acqua. Tra le quaranta proposte in gara, tutte hanno conservato questa impostazione. Il progetto di Metroarea l’ha rovesciata: la pedana diventa una gradonata, una vera tribuna affacciata sul golfo, collegata direttamente alla sala attraverso le vetrate e le aperture del locale.

Una tribuna il cui palcoscenico è il mare.

I vantaggi sono a 360 gradi. Per la balneazione: vista mare per tutti, senza posti di seconda fila, più aria e più intimità, mentre sotto il vecchio muro d’estate l’aria non girava e faceva molto caldo. Per il servizio: un unico spazio continuo, con bancone e servizi raggiungibili da ovunque e tempi più rapidi. Per la sicurezza: la nuova pedana è più protetta dalle mareggiate. Per gli eventi: la disposizione “a teatro”, pensata nel progetto di gara con gradoni semovibili, trasforma la terrazza in una platea per presentazioni, spettacoli, sfilate o un cinema all’aperto al tramonto.

Oggi la piattaforma sull’acqua è un unico spazio continuo con la sala: si passa dal bancone ai tavoli sul mare senza uscire dal locale. La terrazza su palafitte, protetta dalla scogliera, ospita i tavoli del bar, i lettini e la balneazione libera, e il servizio scorre senza interruzioni tra dentro e fuori.

Vista la delicata posizione di unico edificio sul mare di tutto il lungomare, l’inserimento paesaggistico è stato il tema centrale, affrontato con due principi: la massima trasparenza e il mimetismo nella scelta dei materiali. Le pareti verso il mare sono interamente vetrate e apribili; il pavimento in gres effetto cementine, il soffitto e i rivestimenti in legno portano la materia della terrazza anche all’interno, in una continuità tra dentro e fuori che rende intuitivo l’uso degli spazi.

Il legno termotrattato naturale insieme a vetro, acciaio inox e gres effetto cementine compone una tavolozza “nautica” pensata per invecchiare bene sotto il sale e il sole. L’impiantistica è di alta gamma ad alto risparmio energetico.

Dalla rotta delle barche, la costa è un’unica linea e abbiamo voluto che l’edificio non fosse che un punto, un pixel di una foto panoramica.

Anche dalla strada il progetto cerca la massima apertura: la vista del mare dal Viale è più libera di prima, e le strutture sul belvedere sono tutte removibili o richiudibili. Un volume essenziale, che non compete con il paesaggio ma lo incornicia.

Gli assi visuali, già indicati nello schema di progetto, hanno guidato il disegno delle aperture: verso il mare aperto, verso la città con il Faro della Vittoria, verso il Castello di Miramare e verso il tramonto. Ogni vetrata inquadra uno di questi orizzonti, e il belvedere e le terrazze ne sono il risultato più evidente.

Sulla piattaforma le ringhiere sono state parzialmente eliminate per rendere più diretto il rapporto con l’acqua: al loro posto, lungo il perimetro, delle reti sospese sul mare, elementi di sicurezza ma anche un modo nuovo di prendere il sole a pelo d’acqua o di rilassarsi con un drink in una situazione inaspettata.

La chiave del progetto si può riassumere in una lettera d’amore per Trieste, scritta col coraggio degli imprenditori (alcuni privati cittadini ora non più parte della gestione) che hanno reso possibile restituire alla passeggiata dei triestini il suo gioiello più prezioso, per troppo tempo abbandonato, e che oggi fa da biglietto da visita alla città per chi arriva dal mare, dalla strada o dal Carso.